Definito da più parti come "lo spettacolo più bello degli ultimi vent'anni", i "Promessi Sposi", terzo musical di Tato Russo, resta, pure in seno a questo suo secondo anno di repliche, il prodotto di un insuperato genio nella rielaborazione critica e creativa e nella regia, scommessa che si colloca in un terreno di altissimo prestigio culturale. Sensazionale ed affascinante, il libretto procede col ritmo serrato d'un film, con rapidi cambiamenti di scena alla maniera dei più celebrati musical. Non una pausa per lo spettatore. All'antica struttura librettistica ottocentesca è stata sostituita una scrittura di tipo cinematografico; la musica che ne consegue si fa, di pari passo, travolgente, piana, melodica, frenetica e i ritmi, le varianti del libretto, costruiscono con essa e per mezzo di essa emozioni su emozioni.

Masaniello inaugura per Tato Russo la passione dei musical ed è il primo dei tre musical che sicuramente a ragione lo fanno considerare il capofila in Italia di questo genere tanto in voga all’estero. Il musical di Tato, più vicino all’opera musicale che alla commedia musicale, non prevede parti recitate. E’ tutto risolto nel canto e nella musica e trova in questo la sua specificità e la sua originalità. Scritto in collaborazione con il musicista Patrizio Marrone Tato Russo è autore oltre che di parte delle musiche anche del libretto che a tratti acquista valori poetici assoluti. Lo spettacolo fu di quelli che restano memorabili. Un cast di 40 attori-cantanti tra i quali si segnalarono Barbara Cola, Gigi Finizio, Antonio Murro, Antonio Romano, MariaLetizia Gorga portò al successo incontrastato questo capolavoro.

SALVATORE GIULIANO - Musical di Dino Scuderi
MUSICHE DINO SCUDERI - REGIA GIAMPIERO CICCIO’
RELAZIONE ARTISTICA - Com’è noto, la storia del bandito Salvatore Giuliano si svolge nell’immediato dopoguerra, fra il 1943 e il 1950, a Montelepre, piccolo paese nei dintorni di Palermo. Essa non solo coinvolse emotivamente tutti gli strati della società siciliana (soprattutto quelli popolari, che videro in Giuliano il simbolo della ribellione coraggiosa contro l’ingiustizia), ma incuriosì e appassionò anche l’opinione pubblica internazionale. E siamo convinti che, per la sua naturale “teatralità”, il personaggio Giuliano - discutibile sul piano politico o morale, ma ricco di carisma popolare - si presti come pochi altri a coinvolgere il pubblico di oggi, così come appassionò e divise i suoi contemporanei.  Salvatore Giuliano è un giovane contadino siciliano che, sorpreso a contrabbandare un sacco di frumento per sfamare la sua famiglia, nel tentativo di scappare dal posto di blocco estrae una pistola e uccide un carabiniere. Per sfuggire alla cattura Giuliano si rifugia sui monti dell’entroterra siciliano e da quel momento ha inizio la sua rapida e breve “carriera” che lo porterà da bandito a vessillo del movimento separatista siciliano, da eroe e vedette internazionale a traditore, in occasione della strage di Portella delle Ginestre, di quel ceto popolare che lo aveva sempre spalleggiato e difeso, fino a vittima di un complotto tra mafia, politica e stato. Giuliano, infatti, viene prima ucciso a tradimento dal suo stesso fidato luogotenente Gaspare Pisciotta e poi viene inscenata la sua morte a seguito di uno scontro a fuoco con i carabinieri. UNA STORIA ITALIANA - La vicenda personale di Salvatore Giuliano si intreccia con eventi politici di primo piano, destinati a segnare la storia recente della Sicilia e dell’Italia e a determinare alcuni equilibri fondamentali della prima repubblica. Essa, infatti, è scandita dalle convulsioni e dai rivolgimenti della società siciliana di quegli anni. Il primo atto - da bandito a eroe - ha come sfondo la rapida ed effimera ascesa del movimento separatista. Il secondo atto - da eroe a traditore - ha come sfondo il conflitto di classe fra agrari e contadini, e la strage di Portella delle Ginestre. Il terzo atto - la vittima del complotto - ha come sfondo gli eventi che portarono alla “normalizzazione” della società siciliana e alla restaurazione di un blocco di potere conservatore, fondato sull’alleanza fra agrari, mafia e importanti “pezzi” dello Stato Italiano. Per cui, senza che ciò fosse una scelta programmatica degli autori, il racconto della storia di Giuliano è diventato il racconto di una pagina per certi aspetti ancora aperta della nostra storia. LE MUSICHE E IL LIBRETTO - Nonostante la produzione letteraria su Giuliano sia abbastanza vasta, un’opera musicale sul bandito siciliano resta un evento artistico inedito.  L’opera presenta anche aspetti di originalità formale. Non si limita cioè a riproporre la forma classica del musical Anglosassone, ma ne innova sia il modello, attraverso un consapevole radicamento nella tradizione del melodramma italiano dell’800, sia il contenuto, mettendo per la prima volta sulla scena una storia genuinamente italiana. Il testo musicale, pur proponendosi come espressione artistica colta, accoglie ritmi e sonorità della tradizione etnica. Non solo per assecondare una tendenza del gusto musicale che si va progressivamente affermando e che promette di essere ben più di una moda transitoria. Ma anche perché si è ritenuto il linguaggio etnico artisticamente efficace ad esprimere l’emotività di un personaggio che, pur avendo raggiunto notorietà internazionale, risulterebbe incomprensibile al di fuori dal suo forte radicamento territoriale. Il testo letterario, pur conservando come obbiettivo primario un’agevole intellegibilità per il grande pubblico, utilizza una lingua che si può definire siciliano colto. Tale obbiettivo è ricercato più attraverso l’uso di una sintassi siciliana, che attraverso l’uso del vocabolario dialettale. L’ALLESTIMENTO - L’opera racconta la vita del bandito durante un arco temporale di sette anni, con un avvicendarsi di scene in cui vengono rappresentati i momenti più significativi della sua breve “carriera”. L’azione drammaturgica pertanto si svolge attraverso scene di massa, flashback, dissolvenze e repentini cambi di ambientazione che comportano il coinvolgimento di molti personaggi più o meno rilevanti. L’allestimento scenografico prediligerà, nella sua semplicità, gli elementi di spettacolarità realizzati attraverso l’utilizzo di proiezioni motorizzate che contribuiranno ad enfatizzare la narrazione. Essendo fondamentale il ruolo della musica in quanto filo conduttore dell’opera e strumento attraverso il quale il pubblico viene ulteriormente coinvolto dalle passioni e dalle emozioni che vengono vissute dai personaggi all’interno della vicenda, si prevede l’esecuzione dal vivo da parte di una Rock Band composta da 9 elementi. Il cast artistico, oltre ai 6 ruoli principali, prevede l’impiego di altri 12 cantanti/attori che interpretano i vari personaggi che si avvicendano nelle scene che compongono tutta l’opera. In totale, pertanto, saranno 18 elementi tra attori, cantanti e ballerini. LE NOTE DI REGIA - L'opera di Dino Scuderi su Salvatore Giuliano è soprattutto una storia che parla della Sicilia. E la mia regia avrà come intento primario quello di raccontare un momento storico fondamentale della mia isola già allora insozzata da sinistri rapporti tra mafia e potere politico. Quella del bandito Giuliano è una vicenda piena di misteri tuttora irrisolti. Ed è proprio la parola "mistero" che sarà alla base del mio lavoro di "ricostruzione" registica. Misteri, segreti, omertà, sospetti: tutto sarà immaginato, decifrato, intuito dal pubblico. Non per mancanza di coraggio da parte mia. Ma per la mancanza di una verità vera ancora adesso inseguita dagli studiosi. L'unica certezza su quell'infelice periodo siciliano, e su molti altri "misteri italiani" analoghi, la sintetizzerei con un antico proverbio africano: "Quando gli elefanti combattono è sempre l'erba a rimanere schiacciata". E della strage di Portella delle Ginestre, ancora avvolta, appunto, nel mistero, sappiamo solo che ha alle spalle una lotta tra molti poteri, più o meno forti, che hanno combattuto le loro battaglie incuranti e sprezzanti della vita della popolazione più indifesa. Un'opera musicalmente bellissima quella di Scuderi. Con vette di tragicità e risvolti grotteschi che danno alla narrazione la possibilità di un allestimento shakespeariano nel quale il dramma, il paradossale, l'ironia caustica, si mescoleranno in una rappresentazione teatrale visivamente spettacolare dove proiezioni di tramonti lividi e di albe luminose vivranno un'alternanza che, infine, sarà metafora di una Sicilia piena di speranza e di incessante ricerca della verità sulle sue radici. Con tutte le difficoltà che questa aspettativa comporta. Anche perché, come scrive Luigi Pirandello, "Nulla è più complicato della sincerità". Ma "Ai vivi si devono dei riguardi, mentre ai morti si deve soltanto la verità". Sembra ribattere Voltaire.